Cosa si nasconde dietro al piacere di ascoltare la musica

11 luglio 2018

La ascoltiamo tutti i giorni, probabilmente senza neanche farci attenzione, ma quel che non sappiamo è che la musica influenza il cervello. Ascoltare musica ci tira su di morale, o al contrario ci intristisce, ci intrattiene, ci ispira, ci motiva, ci fa sognare. Ascoltarla in gravidanza fa bene alla mamma e al feto, ascoltarla invece nell’ultimo stadio della vita costituisce una cura palliativa. Per questo motivo da alcuni anni la Musicoterapia è entrata in vigore come terapia complementare per i malati terminali.
La musica ha un grande potere su di noi. Antica quanto l’uomo, ha assunto di epoca in epoca diversi significati, funzioni e ritmi, diventando sempre più parte integrante della nostra esistenza.

Filosofia, scienza e musica
Filosofi, neurologi e psicologi da sempre si sono interessati a come la musica influenza il cervello umano. Solo per citarne alcuni, Platone e Aristotele furono fra i primi e più importanti filosofi greci a sviluppare l’argomento in concetti profondi. Nel “Timeo” Platone afferma che la musica è la filosofia suprema, perché riesce a esprimere ciò che le parole non dicono, essa è composta dalla stessa sostanza della nostra anima.
Per tornare a tempi più recenti, Facundo Manes, neurologo argentino di fama mondiale, si è concentrato sulla relazione fra musica ed attività cognitive sin dal 2010, pubblicando diversi libri, articoli ed interviste.

BRAMS è un laboratorio di ricerca fondato nel 2004 a Montréal, Canada, esclusivamente focalizzato su questa tematica. Il Dr. Robert Zatorre, uno dei fondatori, ha dedicato gran parte della sua carriera a studiare i processi biochimici attraverso i quali la musica influenza il cervello. Dai suoi numerosi studi è emerso che nel momento in cui udiamo suoni musicali, questi vengono immediatamente trasmessi al tronco cerebrale e poi alla corteccia uditiva, due importanti reti cerebrali dedite fra l’altro alla percezione e immagazzinamento di nuove informazioni dall’esterno. Gli studi del BRAMS rivelano anche che la risposta cerebrale ai suoni è condizionata da esperienze uditive passate.
Allo stesso tempo la percezione della musica rilascia dopamina, il cosiddetto “ormone della felicità”, procurando piacere. Sempre dalle ricerche del BRAMS sembra tra l’altro che musica, sesso e cibo stimolino aree cerebrali comuni, questo perché incidono su uno stesso circuito cerebrale nel sistema limbico, il sistema adibito a gestire le risposte fisiologiche agli stimoli emotivi.

Musica e linguaggio
Un’altra scoperta scientifica, confermata dal BRAMS e che ci aiuta a capire come la musica influenzi il cervello in maniera importante, svela la relazione fra musica e linguaggio; entrambi vengono elaborati in modo simile dal nostro cervello. La musica, però, è anche in grado di influire enormemente sull’umore in modo molto più rapido ed efficace di quanto non facciano le parole.

Nel suo recente libro “Il Cervello ritmico” (2017), Viola Ancarani rileva come “Negli ultimi venti anni, lo sviluppo di tecniche di indagine sempre più raffinate ha reso possibile l’osservazione sistematica degli effetti della musica sul cervello, rinforzando le basi teoriche della sua applicazione in ambito clinico, sociale, educativo (…) Eseguire musica, ma anche semplicemente ascoltarla, non stimola, come ci si sarebbe aspettato, regioni cerebrali circoscritte, ma aumenta il grado di interconnessione tra le aree del cervello, attivandole in modo simultaneo”.
Di conseguenza, la musica non solo influisce in modo importante sull’umore, ma a volte in modo persino più rapido ed efficace delle parole e questo lo si deve in modo particolare alla presenza del ritmo. Ma che cos’è esattamente il ritmo?
“Il ritmo può essere definito – scrive ancora la Ancarani – l’insieme di intervalli temporali che intercorrono tra l’attacco di un suono e l’attacco del successivo all’interno della sequenza musicale (…) Qualsiasi variazione, qualunque effetto stilistico ricercato attraverso accelerando o ritardando della frase musicale deve la sua efficacia proprio alla presenza di una pulsazione regolare di fondo che permette di apprezzare la deviazione dalla norma e dall’aspettativa che essa stessa ha creato”. Come si vede, questo concetto di aspettativa rimanda a una dimensione assai più complessa, che coinvolge vari aspetti psichici, sociali e fisiologici (ad esempio i concetti di entrainment motorio, performance di gruppo, condizionamento neuronale), sui quali torneremo.

La musica influenza il cervello: Musicoterapia
In apertura di quest’articolo abbiamo accennato alla musica come cura palliativa per i malati terminali. Il magazine online State of Mind ha pubblicato un interessante articolo a riguardo.
Ebbene, la musica influenza il cervello in tutte le sue “regioni”, comprese quelle danneggiate. Il suo ascolto è utile alla plasticità neurale, rigenerando le aree compromesse come quelle dedite alle attività motorie e linguistiche. Ecco perché si parla di Musicoterapia, definita genericamente dalla Federazione Mondiale di Musicoterapia come “l’uso della musica e dei suoi elementi (suono, ritmo, melodia e armonia) da parte di un musicoterapeuta qualificato, con un utente o un gruppo, in un processo atto a facilitare e favorire la comunicazione, la relazione, l’apprendimento, la motricità, l’espressione, l’organizzazione al fine di soddisfare le necessità fisiche, emozionali, mentali, sociali e cognitive”.

Isabelle Peretz, Co-direttrice di BRAMS