Alzheimer e musicoterapia

3 settembre 2018

L’Alzheimer è una malattia cronica di tipo degenerativo che colpisce in particolare gli anziani che hanno una fascia d’età che va dai 70 anni in su; inizia gradualmente, per arrivare poi ad uno stadio in cui si perde sia la capacità cognitiva che quella comportamentale, terminando con il decesso. È opportuno recarsi dal neurologo o dallo psichiatra per giungere ad una diagnosi esatta.

Il ruolo del Caregiver
Una volta diagnosticata, il caregiver (“colui che si prende cura”) assume un ruolo fondamentale. In primo luogo va controllata e mantenuta viva la comunicazione e la percezione di quel che succede intorno al malato più a lungo possibile, anche se spesso è molto difficile in quanto proprio il linguaggio e la capacità di formulare un discorso sono i primi sintomi della malattia. Bisogna evitare che la persona colpita da Alzheimer possa sentirsi incompresa ed abbandonata, coinvolgendolo il più possibile in conversazioni tranquille, senza distrarre il paziente; è raccomandabile non intervenire umiliando e mortificando il malato, passando sopra a discorsi sconnessi o contraddittori.
Talvolta è consigliato l’uso di un registratore, se in presenza di esperti o specialisti al fine di poter comprendere meglio i difetti e le difficoltà comunicative del paziente; il conversare in questo modo o con altre tecniche può aiutare chi soffre e chi studia nuove soluzioni efficaci.

Quali terapie alternative ai farmaci possono essere applicate?
Sembra che negli ultimi anni, alcuni ricercatori ed altri specialisti si siano resi conto di quanto possano essere valide alternative altre forme terapeutiche; tra queste spicca la pratica della musicoterapia, della danza/terapia e della Pet therapy.
Queste metodologie permettono ai malati di percepire i suoni e di riprodurre il ritmo attraverso il battito delle mani; i pazienti sono attenti e partecipano di più al contesto. In altre circostanze, come quando si seguono cure farmacologiche, non si raggiunge lo stesso risultato che si ha utilizzando la medicina alternativa. Oltre alla musicoterapia viene seguita anche la Pet therapy, ovvero vengono accompagnati al letto del malato o vengono acquistati per lui animali domestici addestrati, quali prevalentemente, cane e gatto. Il risultato è brillante, poiché i caregiver si sentono più felici e più amati dai loro animali, fedeli ed obbedienti.
Dalla Pet therapy passiamo alla musicoterapia, applicabile non solo per l’Alzheimer, ma anche contro diversi tipi di depressione e stati ansiosi.

Cosa si ottiene attraverso la musicoterapia?
L’ascolto della musica ed in particolare di brani rilassanti basati su suoni melodici derivanti dalla natura ossia dal cinguettio degli uccellini al rumore della pioggia e delle onde del mare. Tra gli strumenti, i più rilassanti sono il pianoforte e il violino; lo stesso effetto lo si ottiene facendo ascoltare brani di musica classica, Mozart, Bach, Chopin e simili. Il fine è quello di far rilassare i nervi e la mente di tutti coloro che sono ansiosi, depressi (problemi spesso determinati dall’Alzheimer); la musica non solo ha il potere di sciogliere ansia, disagi ed imbarazzi, ma può anche aiutare persone riservate e timide per natura.
Tanti sono i progetti in corso, in Italia e all’estero; per esempio l’Università di Padova è il pioniere italiano e allo stesso tempo all’avanguardia nella ricerca di terapie sempre più alternative a quelle farmacologiche. In Europa, il progetto più interessante sembra essere quello chiamato Spotify portato avanti dalla Svezia, nel quale viene utilizzata ogni tipo di musica, sfruttando tutti gli effetti benefici derivanti dall’ascolto. Negli anni recenti i primi risultati di pazienti curati con tale metodologia sono sicuramente positivi, promettenti e molto soddisfacenti. La musicoterapia ha il vantaggio di essere un metodo poco costoso, applicabile ovunque sia abbia la consapevolezza della sua efficacia e laddove si intenda combattere ogni forma di scetticismo nei confronti delle medicine alternative.
Tuttavia va sottolineato che curare l’Alzheimer con la musicoterapia è alquanto arduo, proprio per le caratteristiche della malattia stessa; il merito della musicoterapia consiste nel dare più sollievo e serenità soprattutto in pazienti con Alzheimer in uno stadio avanzato che degenerano in forme depressive senza avere effetti collaterali o dipendenze da sostanze stupefacenti talvolta assunte per i casi più gravi. Purtroppo però, come detto all’inizio, guarire da un malattia degenerativa è abbastanza complicato se non al limite del possibile. Nonostante la cronicità, la musicoterapia ti permette di accompagnare il paziente alla fine della vita in modo piacevole ed indolore e di allungare i momenti di felicità nei malati. Se poi lo stato confusionale, dato anche dall’Alzheimer è allo stadio iniziale ed è dovuto ad ansia o crisi depressive la musicoterapia, come già dimostrato, può risolvere i problemi, bloccando lo sviluppo degenerativo.
Ciò si spiega, pensando al fatto che i pazienti, quando ascoltano i brani musicali sono distratti e si tranquillizzano più facilmente; la stessa affermazione può farsi quando si fanno dondolare su una sedia a dondolo o si fanno disegnare e colorare.

Fino a dove può arrivare la musicoterapia?
Certamente questo dipende dallo stadio dell’Alzheimer, dal carattere e dalla sensibilità del paziente.
Se i pazienti si lasciano andare e collaborano, seguendo i consigli degli specialisti, sicuramente la musicoterapia ha ottimi punti di arrivo; è evidente che anche il sonno notturno e una dieta consigliata dallo specialista sono fondamentali. La dieta, accompagnata da una vita sana, durante la quale le giornate sono scandite da timetable precisi riportati su piccole agende o lavagne, rallenta l’andamento della malattia. La memoria va aiutata anche con l’uso di agende planning nelle quali indicare gli appuntamenti giornalieri o le compresse da prendere; più autonomia ha il paziente, ovvero sarà in grado di gestirsi da solo, più a lungo vivrà.
La musicoterapia da sola, non può essere sufficiente anche perché le forme di Alzheimer non sono uguali e non hanno la stessa evoluzione; per ottenere i migliori risultati dalla musicoterapia, bisognerebbe avvalersi di mezzi che aiutano a comunicare le proprie emozioni e i propri pensieri ed altri che rinforzano la memoria. Dialogo e ascolto sono due elementi da tenere in molta considerazione per evitare che i malati vadano in depressione oltre a soffrire di Alzheimer; del resto, il peggioramento sarebbe tale da rendere inefficace ogni possibile terapia.

Conclusioni
L’Alzheimer è una malattia cronica degenerativa da curare in diverso modo in base al paziente; non tutti sono allo stesso grado, non tutti hanno la stessa fiducia nella medicina tradizionale o alternativa o ancora non siamo tutti sensibili nello stesso modo. Vi sono alcuni che rispondono meglio alle terapie appartenenti alla medicina alternativa, quale i rimedi naturali, le pratiche o le discipline orientali come yoga o l’ayurvedica, piuttosto che ai farmaci. Infine, in molti casi è stato dimostrato che la musicoterapia e la pet-therapy possano entrambe avere successo ad alleviare il decorso della malattia. La cosa principale è avere la diagnosi certa dopo una visita neurologica, il più presto possibile per evitare o rallentare il progredire della malattia.

di Irene Reverberi
Pubblicato l’8 marzo 2018 in Neurologia